Pensione a quota 92? Un’ipotesi concreta!

Questa riforma rivoluzionerebbe il modo in cui calcoliamo le pensioni oggi. Se dovesse entrare in vigore, rappresenterebbe un cambio radicale nel sistema pensionistico italiano. Approfondiamolo meglio!

Affari

La quota pensionabile potrebbe essere abbassata a 62+30! Una notizia che potrebbe fare felici milioni di lavoratori in tutta Italia, dovesse essere confermata. La paternità di questa proposta appartiene all’ex ministro Graziano Delrio, e adesso sta tornando man mano in auge. Questo provvedimento potrebbe essere una vera e propria manna dal cielo per molte persone!

Tra queste i lavoratori che svolgono lavori gravosi, pesanti, e che non vedono l’ora di non riposarsi. Non solo: una accelerata nel sistema pensionistico favorirebbe anche l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani! Così facendo si libererebbero tantissimi posti di lavoro, rendendo il mondo del lavoro un universo facilmente accessibile per tantissimi giovani bloccati.

Anziano con molte banconote
Anziano con molte banconote – Foto di Andrea Piacquadio/Pexels.com

Basterebbe dunque totalizzare 62 anni di età e almeno 30 di servizio, per potere comodamente andare in pensione e godersi un meritato riposo. Se questa è la proposta italiana, approfondiamo il sistema pensionistico europeo.  I tassi di pensione variano da paese a paese. Concentriamoci qui su diversi casi nella Comunità europea. Sebbene il tasso sia piuttosto alto, l’Italia è uno dei paesi con l’età media più alta pensionabile. Un vero e proprio disastro!

Il sistema pensionistico italiano è regolato dalla costituzione, dalla legislazione governativa e parlamentare e dai regolamenti amministrativi. La principale autorità di vigilanza e vigilanza sul sistema è il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, che controlla l’Ente pensionistico nazionale, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS).

Il valore dei contributi è calcolato come percentuale dello stipendio del dipendente. In media, i datori di lavoro devono attualmente versare contributi obbligatori di circa il 33% dello stipendio lordo dei loro dipendenti e il contributo dovuto dai dipendenti è pari al 9,19% del loro stipendio lordo. Entrambi questi importi sono pagati direttamente dai datori di lavoro, che trattengono l’importo addebitato ai dipendenti dal loro stipendio.

I dipendenti che, a seguito di valutazione della loro infermità o menomazione fisica o psichica, si trovano nell’inabilità assoluta e permanente al lavoro, hanno diritto alla pensione di invalidità, purché abbiano almeno cinque anni di contributi, di cui tre anni nei cinque anni precedenti la domanda. I lavoratori devono inoltre rinunciare a tutte le prestazioni previste dall’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e da qualsiasi altra prestazione sostitutiva o aggiuntiva allo stipendio.

Vecchio col bastone
Vecchio col bastone – Foto di Pixabay/Pexels.com

L’importo mensile della pensione statale in Italia non è fisso. Esistono diversi sistemi per il calcolo della pensione, che dipendono dai requisiti contributivi per i dipendenti. Generalmente, l’importo mensile della pensione governativa dipende dallo stipendio del dipendente e dall’importo e dalla durata dei contributi.

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